Consiglio di Stato, VI Sezione, sentenza n.2697 del 7 maggio 2018

La VI Sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n.2697 del 7 maggio 2018, ha definitivamente abolito il trattenimento in servizio, per due anni, dei Professori e Ricercatori Universitari.

Le parole chiave della sentenza sono “ricambio generazionale” e “risparmi di spesa”.

A mio avviso, sono entrambe sbagliate.

È dimostrato scientificamente che un elevato tasso di occupazione degli anziani si associa ad un elevato tasso di occupazione dei giovani e non il contrario!

Per di più, se lo Stato deve dare ad un Professore una pensione che più o meno equivale allo stipendio, senza ottenere in cambio alcuna prestazione lavorativa, qual è il risparmio di spesa?

La scienza deve governare la politica: a questo punto, serve una legge quadro, un testo unico su Università e Ricerca.

Vito D’Andrea

Commenti (...)

  1. Achille Gaspari 28 Maggio 2018 Rispondi

    Caro Vito concordo con le tue valutazioni

  2. Giuseppe Modica 28 Maggio 2018 Rispondi

    Caro Vito, grazie dell’informativa. Sono d’accorido con la tua idea

  3. Nicolò de Manzini 28 Maggio 2018 Rispondi

    Io invece penso che a una certa eta si debba proprio smettere, fatte salve formule di emerito o assimilabili se qualcuno pensa di poter offrire un valore aggiunto. Il vero problema e che in Italia molti cominciano a fare il chirurgo troppo tardi e che raggiungono posizioni accademiche troppo tardi. L’amico Vito sa benissimo di cosa parlo, per comune recente esperienza

  4. Pietro Forestieri 11 Giugno 2018 Rispondi

    Caro Presidente, cari Amici e Colleghi,
    a prescindere dai sentimenti di stima ed amicizia, forti ed immutati, tutti Voi conoscete la mia posizione critica nei confronti del Collegio, peraltro, acuita, tra le altre cose anche da recenti vicende concorsuali.
    Vorrei ricordare a tutti che per essere parte attiva del Collegio l’unico titolo è quello di essere Professore Ordinario o Straordinario di Chirurgia. Con questa qualifica posso e debbo esercitare tutti i miei diritti, compresi quelli del voto e dell’astensione dal voto.
    I diritti non si vendono né si comprano, si hanno e si esercitano. Il Collegio li vende, peraltro a poco prezzo. Mi rendo conto che il Collegio ha delle spese per poter funzionare e svolgere la sua funzione, ma sarebbe stato molto più dignitoso confidare sulle donazioni spontanee, che, nel mio caso, sarebbero state anche più generose della quota stabilita per “Statuto”. Ma, mi chiedo e Vi chiedo, uno “Statuto” non deve essere redatto da un Notaio? Mi chiedo e Vi chiedo in uno “Statuto” degno di questo nome se vi è stabilita una quota associativa non deve esserci anche un articolo concernente la morosità?
    Ciononostante, ho versato le mie quote per esercitare ciò che era ed è un mio sacrosanto diritto. Non è vero che il “sito garantisce la stessa riservatezza del CINECA sull’espressione del voto”. Si può esprimere il voto anche non votando. Sarebbe stato difficile attraverso il CINECA sapere chi aveva votato e chi no. E’ facilissimo farlo attraverso il sito. A prescindere dal pagamento delle quote, di per sé discriminante e rivelatore.
    Un’ultima questione: perché per i Consiglieri vale il criterio geopolitico (Nord, Centro-Nord, Roma, Centro-Sud, Sud/Isole, ecc.) e questo non vale per il Presidente? Lo “Statuto” prevede, forse, che debbano essere tutti al di sopra del Garigliano e preferibilmente veneti? Ciò senza tangere minimamente la figura di Claudio Bassi, che, giustamente, gode la massima stima di tutti noi per le sue doti professionali ed umane e che rappresenterebbe la componente universitaria nel migliore e più degno dei modi.
    Cari saluti a tutti.
    Pietro Forestieri

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