Ipotesi di fusione SIC-ACOI

Carissimi Colleghi,

in qualità di rappresentanti del Collegio in seno al consiglio direttivo della SIC, desideriamo fornirVi qualche ragguaglio relativamente alla vicenda relativa alla costituzione di una unica Società chirurgica.

In data 20.9, nel corso del Consiglio Direttivo SIC, all’interno del punto 2 dell’OdG Comunicazioni del Presidente, il Prof. De Paolis ha comunicato ai presenti la ricezione in SIC di una lettera in cui il Prof. Marini, in qualità di Presidente, comunicava, come recita il testo della missiva, che il Consiglio direttivo dell’ACOI aveva deliberato una mozione relativa alla costituzione di una Società unica.

La missiva terminava con una richiesta di riscontro al fine di programmare quanto in premessa.

Al momento della discussione, tra i rappresentanti della componente universitaria nel CD, era presente di fatto solo il Prof. Navarra per l’assenza giustificata di due membri e per il fatto che il terzo si era dovuto allontanare nel corso della seduta del consiglio per altri impegni di tipo istituzionale.

Per chi di Voi fosse stato assente dall’Assemblea tenutasi lunedì u.s. a Bologna, vi sono da segnalare gli interventi dei past-president Proff. D’Amico, Santoro e De Antoni e del socio Prof. Docimo che hanno stigmatizzato le difficoltà di una fusione e la necessità di eseguire una riflessione profonda relativamente alle premesse e quindi all’opportunità del progetto di fusione. In ultimo il socio Consigliere Prof. Navarra ha ribadito quanto affermato nel corso del CD del 20.9. Pur auspicando il raggiungimento di una intesa relativamente alla costituzione di un nuovo soggetto societario, ha ribadito come non abbia senso votare comunque ed ad ogni costo per il CD del nuovo soggetto nel 2020 anche in assenza di un quadro normativo preciso e già determinato.

In conclusione siamo solo all’inizio di un lungo percorso, nulla è stato deliberato e/o stabilito. I sottoscritti confermano, qualora ce ne fosse bisogno, di continuare a svolgere la mission di rappresentanti e portavoce del Collegio in seno alla SIC e che lo stesso verrà informato prima che venga presa ogni decisione in merito al destino della SIC.

Firmato

Commenti (...)

  1. Giuseppe Pappalardo 22 ottobre 2019 Rispondi

    Carissimi, mi pare evidente che questo progetto di fusione miri di fatto ad un forte ridimensionamento della componente universitaria nel consiglio direttivo. Bisogna fare il possibile per evitare che questo progetto si realizzi.G.Pappalardo

  2. Silvestro Canonico 22 ottobre 2019 Rispondi

    Carissimi,
    ho partecipato per la prima volta al Consiglio Direttivo della SIC lo scorso 8 ottobre, ultimo giorno del Congresso Nazionale, a seguito della mia elezione a Segretario Tesoriere e di una convocazione per così dire “estemporanea”.
    La nostra posizione, appena riassunta dagli amici Consiglieri è stata ribadita in tale sede.
    Sarò lieto ed onorato di offrire anche il mio contributo allo sviluppo del tema nel prossimo futuro.
    Un caro saluto a tutti
    Silvestro

  3. Alfonso Barbarisi 22 ottobre 2019 Rispondi

    Cari tutti,

    La questione, a mio parere, come membro della SIC, merita una riunione plenaria del Collegio.

    cordialità a tutti, alfonso barbarisi

     

  4. Andrea Renda 22 ottobre 2019 Rispondi

    Gli amici Navarra, Petrella, Falconi e Roviello, hanno omesso la mia presenza in qualità di Segr. Gen. il 29/9 ed all’assemblea dei soci a Bologna (probabilmente in quanto attualmente “past”). Nel confermare quanto da Loro scritto tengo a ribadire quanto da me espresso, in entrambe le occasioni, relativamente alle grosse perplessità legali ed amministrative di una fusione nei termini e nei tempi  espressi e sulla necessità di un parere “pro veritate” di alto profilo che verifichi le reali (e legali) possibilità tecniche, patrimoniali, statutarie e quant’altro; sempre nel rispetto di: storia, denominazione e missione della Società Italiana di Chirurgia.
    Andrea Renda

  5. Pietro Forestieri 22 ottobre 2019 Rispondi

    Mi riallaccio alle pregiudiziali poste da Andrea, anche per verificare le reali volontà di una reale fusione in una Società unica che non può essere quella con una Storia ultracentenaria. Una proposta di mediazione: rimane, ovviamente e senza discussione, l’acronimo SIC, tra mutabile da Società Italiana di Chirurgia in Società Italiana dei Chirurghi.

  6. Achille Gaspari 23 ottobre 2019 Rispondi

    La Società Italiana di Chirurgia ha una storia gloriosa essendo dopo la Società Tedesca di Chirurgia la Società Chirurgica più antica d’Europa e quindi del mondo. Ne fanno parte i chirurghi ospedalieri , i chirurghi accademici  e quelli che lavorano nelle strutture private. Gli ospedalieri hanno la loro società e allo stesso modo la hanno gli universitari e i professionisti privati. Lo stesso accade negli Stati Uniti d’America dove accanto all’American College of Surgeons, esistono le società di categoria. Ora bisogna capire quale è l’obiettivo che ha in mente Marini. Ritiene forse che non ci siano più le ragioni per una società scientifica esclusivamente ospedaliera o ha in mente altri obiettivi?Se non si tratta di un espediente per fagocitare la SIC e si vuole una razionalizzazione della SIC avvicinandola di più al modello della ACS che è insieme una Società Scientifica e di rappresentanza delle esigenze della professione chirurgica (ciò che attualmente è compito della CIC) si potrebbe pensare allo scioglimento delle tre società (dei chirurghi ospedalieri, dei chirurghi accademici e dei chirurghi delle strutture private) e ricostituire all’interno della SIC delle sezioni dove si dibattano le problematiche peculiari di queste categorie. La Società Italiana di Chirurgia , a mio parere può accogliere; non può trasformarsi e snaturarsi. Questa proposizione non deriva dal mio passato accademico ,ma da quello di ex vice presidente della SIC e attuale socio. La Società Italiana di Chirurgia è un patrimonio comune;tutti i soci si devono sentire in dovere di difenderla e tutelarla.

  7. Ludovico Docimo 23 ottobre 2019 Rispondi

    Carissimi,

    innanzitutto Vi ringrazio per averci aggiornato su un argomento che richiede la massima attenzione, interpretando opportunamente il Vostro ruolo di rappresentanti universitari in seno al Consiglio Direttivo SIC.

    Si ventila l’ipotesi, tra tante perplessità (amministrative, legali, storiche, di immagine, ecc.), di una trasformazione “epocale”, che non può essere gestita precipitosamente, sottovalutando il parere di un’ampia e qualificata platea; i Padri fondatori, infatti, non a caso hanno previsto per lo scioglimento societario (passaggio indispensabile laddove si volesse creare un nuovo soggetto) il parere favorevole del 75% di tutti i  soci (non soltanto della maggioranza dei presenti in assemblea).

    Nessuna preclusione ad aggiornare la nostra SIC al passo coi tempi, nelle sue regole e nei suoi contenuti, auspicando una Società unica in rappresentanza di tutti i Chirurghi Italiani, ma nel rispetto di una ineguagliabile Storia ultracentenaria e delle “minoranze qualificate”  – poiché qualità e quantità non sono sinonimi – .

    Ludovico Docimo

  8. Massimo Falconi 27 gennaio 2020 Rispondi

    Carissimi colleghi, vi chiedo scusa se non potrò partecipare sabato prossimo alla riunione del collegio, ma, purtroppo, sono all’estero per lavoro senza avere nessuna possibilità di rientrare in tempo. Desidero, tuttavia, con questa mio breve messaggio non solo scusarmi della assenza, ma anche testimoniare la mia piena vicinanza e condivisone con quanto vi riferiranno i colleghi che con me siedono nell’attuale direttivo SIC. Pur essendo completamente al vostro servizio nell’essere latore all’interno del Direttivo della volontà che esprimerete al termine della assemblea, lasciatemi dire che l’enorme lavoro di mediazione fatto rappresenta, a mio avviso, un ottimo risultato rispetto ad un cambiamento che tutti noi riteniamo, di fatto, ineludibile.

    Vostro

    Massimo

  9. Ludovico Docimo 13 febbraio 2020 Rispondi

    Carissimi Amici e Colleghi,
    Mi rivolgo soprattutto a quanti non sono stati presenti nell’ultima assemblea di Roma di sabato 1 febbraio, ma spero anche che chi vi ha partecipato, e si accinge a votare, possa riflettere meglio sulla storica  scelta che  siamo chiamati a compiere.
    La componente universitaria della Società Italiana di Chirurgia (che per altro insieme agli Ordinari comprende anche gli Associati, i Ricercatori, i Dottorandi e gli Assegnisti, del cui parere dovremmo tener conto per non abusare del nostro ruolo) ha raccolto una grande eredità del passato, ma non ne dispone, ha piuttosto il compito di rafforzarla ed il dovere di preservarla per le future generazioni.
    Ringrazio sinceramente l’assemblea per aver in prima istanza respinto un accordo che ci avrebbe posto in evidente condizione di minoranza sin nelle basi fondanti di una nuova associazione.
    Mi preme sottolineare, ancora una volta, che gli accordi – che evidentemente rappresentano l’incontro di volontà diverse nella giusta convergenza di un reciproco ma generale interesse – si raggiungono liberamente ed in modo convinto, non per paura  e nemmeno sotto minaccia.
    La SIC, ormai da tempo ed opportunamente, ha raggiunto un perfetto e rispettoso equilibrio tra mondo ospedaliero e componente universitaria; oggi, infatti, non sussistono le motivazioni che hanno sostenuto giuste rivendicazioni e che hanno determinato la fondazione dell’Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani (a dire il vero con valenza sindacale anche nel prelievo delle sue quote, che non si comprende quanto ne conserverebbero lo spirito nella nuova istituzione)  inopportunamente esclusi in passato dalla governance societaria: presidenti, segretari e tesorieri finalmente si alternano oggi in un perfetto equilibrio, per definita norma di regolamento e non su semplice impegno verbale; il numero dei consiglieri si equivale ed i presidenti dei congressi devono obbligatoriamente provenire dai due mondi ed affiancarsi nell’organizzazione dell’evento; oggi siamo in perfetta ed assoluta reciproca parità!
    Ma tutto questo evidentemente ora non basta più, si pretende di cancellare un’icona con oltre un secolo di storia, per costituire una nuova struttura societaria che metta insieme  i già uniti chirurghi italiani.
    A quale fine?
    Con quali conseguenze?
    L’Acoi scomparirebbe………non ho il diritto di entrare nelle problematiche altrui, ma conservo l’arbitrio di riflettere e di chiedermi perché questa sofferta scelta possa essere presa, in quanto l’obiettivo non può che essere migliorativo per gli amici ospedalieri associati: far conciliare l’esigenza di mantenere un rapporto culturale con la componente universitaria, acquisendo però su di essa una posizione di privilegio, o se si vuole di supremazia, (altrimenti non ci sarebbe tanto affanno, non cambierebbe nulla e si conserverebbe lo status quo). Evito di tornare sui profili giuridici, oltre che economico-finanziari, formativi (scuole ed ECM), patrimoniali, sindacali e di rappresentanza verso le istituzioni, che verrebbero a determinare inevitabilmente un complesso vulnus, non adeguatamente approfondito attraverso una lucida, trasparente ed approfondita analisi che neanche i più abili giuristi saranno in grado di esporci e soprattutto risolvere sbrigativamente.
    I nostri rappresentanti universitari, nelle intense riunioni che si sono succedute (prima o poi emergerà quale sia il vero motivo di dover prendere una storica decisione con tanta fretta) hanno ottenuto tante “concessioni” ma purtroppo non quella di raggiungere una sicura parità di eletti (50%) nel consiglio direttivo della nuova società, oltre al fatto che non sono stati adeguatamente informati dei passaggi tecnico-giuridici di cui ho precedentemente accennato; ho comunque apprezzato molto l’impegno di chi ci ha rappresentato nell’affrontare l’oggettiva difficoltà di fronte ad una controparte ospedaliera assolutamente maggioritaria, poiché gli incontri sono avvenuti tra il consiglio direttivo Acoi, composto per il 100% da ospedalieri, ed il consiglio direttivo Sic, composto sempre per il 50% da ospedalieri, mettendo in oggettiva minoranza la nostra rappresentanza universitaria.
    Tuttavia la potente maggioranza ospedaliera, forte dei suoi numeri, sulla rappresentatività è stata purtroppo irremovibile (!), d’altronde è opportuno non dimenticare che in assenza di convergenza si approvano le istanze sostenute dai numeri maggiori.
    In questa complessa trattativa, che non può ridursi ad un  “prendere o lasciare” e che ci ha visto finora sconfitti (o se si vuole non siamo riusciti a farci concedere la “assurda pretesa” di una parità), abbiamo vissuto un’utile ed illuminante proiezione, una sorta di simulazione del futuro che ci aspetta.
    Con queste premesse, infatti, in caso di posizioni divergenti, che possono e devono verificarsi nella democratica vita societaria, ci troveremo sempre in condizione di minoranza, anche in occasione della presidenza universitaria, “zoppa” di un consiglio direttivo squilibrato nei numeri.
    Tale inferiorità evidentemente  non può essere addolcita dalla lusinga che insieme ci sarà un clima cordiale, poiché questa presunta quanto auspicabile disponibilità  – se ci fosse –  è bene che emerga già nelle premesse di questo accordo.
    Per altro, nessuna vita democratica può escludere di principio la possibilità che si profilino talvolta posizioni di contrasto, soprattutto per una associazione che si pone importanti obiettivi di rappresentanza……ma altrimenti……e qui si insinuerebbe la paura….in caso di mancata composizione di questo accordo, si ventila il rischio concreto che un’assemblea Sic potrebbe esporci a perdere la nostra attuale quota di rappresentatività con una modifica dell’attuale regolamento a nostro danno, ottenuta da una maggioranza ospedaliera pronta alla sfida.
    Cioè si potrebbe verificare che rimanga l’Acoi e verremmo estromessi dalla Sic!
    In questo caso emergerebbe subito il potenziale spirito ed il definito obiettivo che potrebbe aver animato tutto il nuovo percorso: esautorare (o se si vuole ridimensionare) la componente universitaria.
    In pratica, cari Amici, ci troviamo nella difficile scelta tra una inesorabile morte per lenta agonia, con il requiem della Sic e con la fondazione di una nuova associazione, che ci vedrebbe in minoranza e che al più garantirebbe, ma solo apparentemente, la componente universitaria purché pronta ad abbassare la testa, nella debolezza dei suoi numeri, oppure, rifiutando l’accordo, optare per una rapida, dignitosa ma solo presunta morte; una morte sempre da verificare, poiché non sono così sicuro che tutto il mondo ospedaliero voglia la cancellazione della storica istituzione, patrimonio della Chirurgia italiana, chiudendo con noi ogni rapporto, attraverso una  violenta levata di scudi in assemblea, che  ottenga la modifica dell’attuale regolamento e conduca ad una massiccia se non esclusiva elezione nella governance di tutti ospedalieri, punendo il “grave torto” di non aver noi accettato la sottomissione in una nuova società.
    Un ulteriore rischio, paventato da qualcuno nella nostra assemblea del  Collegio, è rappresentato dall’uscita della componente ospedaliera dalla Sic, lasciando soli gli universitari, privati anche del sostegno degli sponsor. Circostanza, a dire il vero, anche questa molto poco concreta per gli stessi motivi di inopportunità facilmente intuibili.
    Ed ancora, permettetemi di continuare a riflettere con voi sul senso e sulla storia della nostra appartenenza al mondo accademico, che può e deve conservare e trasmettere, all’esterno e alle future generazioni, l’orgoglio della appartenenza ad un mondo, quello universitario, che senza alcun tipo di preclusione continua a dimostrare di essere aperto alla componente ospedaliera anche nell’accesso ai suoi ruoli, “prestigiosa” opportunità quest’ultima, che non mi sembra finora denigrata e del tutto svilita.
    Infine, personalmente, per la stima, il rispetto e l’amicizia che mi lega al mondo ospedaliero, mi dispiacerebbe sinceramente moltissimo arrivare ad uno scontro aperto, poiché sarebbe una grave perdita per tutti, ma sottoscrivere un accordo inaccettabile non rientra nel mio habitus comportamentale.
    Sopravvivere non basta!
    Ludovico Docimo

  10. Pietro Forestieri 13 febbraio 2020 Rispondi

    Carissimi Amici,

    interverrò sulla tematica in generale in un secondo momento.

    A prescindere dalle varie posizioni, infatti, ritengo praticamente non praticabile la modifica dello Statuto e, tantomeno, lo scioglimento.

    ”Per modificare lo statuto, occorre la presenza di almeno tre quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
    Per deliberare lo scioglimento della Società e la devoluzione del patrimonio ad altre associazioni con finalità analoghe occorre invece il voto favorevole di almeno tre quarti dei Soci.”

    Mi meraviglio che il Presidente non conosca lo Statuto. Non mi meraviglia che ne sia il tutore e ne pretenda il rispetto.

    cari saluti.

    Pietro

  11. Carissimi ed Illustri Colleghi,

    ritengo le considerazioni dei Proff. Docimo e Forestieri pienamente condivisibili.

    Posso aggiungere poco  a sintetizzare cosi il mio pensiero:

    “Questo matrimonio non s’ha+a da fare”!!!!!

    La storia della SIC, e quella che è la sua missione non consentono, a mio parere, la sua sparizione anche se in un nuovo soggetto forse di altissimo profilo.

     

    Giovanni De Palma

  12. Mario Testini 14 febbraio 2020 Rispondi

    Buongiorno a tutti,

    chi era presente all’ultima assemblea del Collegio a Roma, forse ricorderà che ho fatto due interventi. Il primo, non conoscendo dettagliatamente il background della questione assolutamente a favore della unificazione di SIC (fondata nel 1880) e di ACOI (fondata nel 1980, esattamente cento anni dopo), portando a testimonianza il mio impegno insieme ad altri Colleghi Italiani nel realizzare al congresso di Bari del 2017 la fusione di SIEC e Club delle UEC nella SIUEC, atteggiamento allora ancora abbastanza in controtendenza con il trend. Orbene, dopo aver ascoltato il dibattito seguito al mio primo intervento, in cui venivano stressate una serie di trattative o forse meglio le definirei mercificazioni (perdonatemi ma non mi viene termine più attinente) riguardanti il numero di consiglieri (4/6, 4/4 +2, 5/4 + 1…) dell’ipotetico CD, di spauracchi di esodi degli ospedalieri dalla SIC, di identificazione della componente universitaria in una specie di mendicante minoranza (che si trascina appresso degli stracci contenenti scuole di specializzazione [ancora], didattica universitaria, mediane scientifiche pur spesso essendo etichettata come incapace di atti chirurgici… vero Ugo Boggi? Vero la stragrande maggioranza di tutti Voi che mi leggete?) non ho potuto fare a meno di re-intervenire esprimendo la mia contrarietà non all’unificazione, ma a questa, ripeto, mercificazione. Non devo ricordare a Voi Tutti cosa sia la SIC e sopratutto che non è la Società dei Chirurghi Universitari (esiste già la SICU!?) a differenza della ACOI (CO credo stia per Chirurghi Ospedalieri…)  ma un grande contenitore dove dovrebbero confluire non solo i chirurghi generali. Non entro nel merito delle “politiche” che spingano questa grande fretta di unificazione. Mi permetto però di sottolineare che questa vecchia, enormemente vecchia, decrepita nonché  ridicola contrapposizione del mondo Universitario a quello Ospedaliero è un “prodotto” (parola consona) esclusivamente italiano e immagino fonte di ilarità oltralpe … Ritengo che la unificazione possa essere fatta (Statuto permettendo!…) con un’equa distribuzione tra mondo Ospedaliero, Universitario e perché no anche della Ospedalità Privata. Esistono in ciascuno di questi aspetti del mondo sanitario chirurgico nazionale eccellenze scientifiche, didattiche, di ricerca e assistenziali, come esistono ugualmente colleghi poco propensi a ciascuno dei suddetti aspetti … Invito Tutti Voi non come Universitari ma come Chirurghi, Donne e Uomini a riflettere. Quanto alla indisponibilità delle aziende a finanziare due congressi distinti … che c’azzezza (?) diceva qualche decennio fa qualcuno … Il congresso potrebbe essere annualmente congiunto e il problema risolto. O ci sono altre esigenze?

    The last but not the least: non capisco, inoltre, questa fretta di fare una votazione quando in Assemblea si era deciso di riparlare con la controparte e, qualora non si fosse raggiunto un accordo, di rimandare il problema. Ma forse non ricordo bene.

    Un grande abbraccio a tutti e scusate lo sfogo.

    Mario Testini

  13. Pietro Forestieri 14 febbraio 2020 Rispondi

    Per tutti, riporto gran parte dell’epilogo del mio libro, dedicato, appunto, alla Società Italiana di Chirurgia. Mi farebbe piacere se queste mie considerazioni potessero essere inviate a tutti gli ospedalieri per essere lette. Sono, d’altronde, convinto che la gran parte degli ospedalieri non sono dello stesso parere, portato avanti con pervicace cattiveria ed ottusità, dai Loro rappresentanti.

    In quell’epilogo si riportava il resoconto, più o meno dettagliato, dell’inaugurazione di quello che doveva essere il solo 114° Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia e che, invece, è stato il 1° Congresso nazionale congiunto di 19 Società scientifiche di chirurgia generale, intitolato, non a caso, “Unità e valore della chirurgia italiana”. Alla cerimonia inaugurale presero la parola solo i due Presidenti del Congresso, un ospedaliero ed un universitario, ed il Presidente della Società Italiana di Chirurgia, in rappresentanza delle 19 Società congiunte (ACOI compresa, di cui era stato Presidente e magna pars negli anni precedenti).

    Il Prof. Blandamura, Presidente Ospedaliero del Congresso, disse: “Oggi, 23 settembre 2012, a Roma, attraverso non poche difficoltà, superando qualsiasi forma di interesse personale, dopo 129 anni da quel primo congresso unitario di 30 chirurghi, 19 società scientifiche si uniscono in uno sforzo comune per dimostrare la forza, l’unità ed il valore della chirurgia italiana …”.

    Il Prof. Melotti, Presidente (ospedaliero) della Società Italiana di Chirurgia, disse:  “Il ritrovarci tutti insieme a celebrare questo evento, così straordinariamente innovativo, è anche la nostra risposta al difficile periodo storico che stiamo vivendo. Vi sono momenti come questo nei quali le differenze devono cedere il passo alle idee condivise e soprattutto al bene comune che il nostro mondo rappresenta”.

    Nell’epilogo del mio libro, alla luce e nello spirito di quella cerimonia, ho ripercorso la storia della fondazione della Società Italiana di Chirurgia e sono andato con la mente, immaginandomelo, al primo Congresso nazionale. Il 29 gennaio 1882 Ferdinando Palasciano di Napoli, insieme ad Enrico Albanese di Palermo, Enrico Bottini di Pavia, Giuseppe Corradi di Pisa, Carlo Gallozzi di Napoli, Pietro Loreta di Bologna e Costanzo Mazzoni di Roma diramò una circolare nella quale invitava i colleghi a far sorgere una Società Italiana di Chirurgia: “… lo scopo elevato, cui mira la proposta Associazione ed il bene, che potrà ridondarne al decoro al lustro della Chirurgia Nazionale, giova ritenere, non troveranno languido lo spirito dei contemporanei e la Società fin dal nascere porgerà larghe promesse di una vita feconda”.

    A tale appello risposero, entusiasti, oltre 100 chirurghi ed il 3 aprile 1882 la Società Italiana di Chirurgia fu fondata. In quella data ed in quell’occasione Ferdinando Palasciano tenne un discorso: “… la forma di Società … implica principalmente il sacro legame della fratellanza durevole, della stima e dell’amore reciproco dei membri, del ciascuno per tutti e tutti per ciascuno. E siatene sempre persuasi, o Signori, se noi vogliamo rialzarci nella stima del pubblico, bisogna che cominciamo a stimarci ed amarci tra noi stessi … Riuniamoci e manteniamoci uniti con tali intendimenti, ed avremo ben presto la soddisfazione di veder finite la perizia forzosa, la denunzia legale e la schiavitù della Chirurgia”.

    Il 1° Congresso si tenne a Roma nell’aprile del 1883. Costanzo Mazzoni, Presidente del Congresso e della neonata Società di fronte a circa 30 soci, nel suo discorso inaugurale disse: “L’illustre mio predecessore, il Palasciano di Napoli, inaugurando nel decorso anno la prima adunanza della Società Italiana di Chirurgia, dimostrò con ferme parole come la fondazione di una società di chirurghi italiani … dovesse riuscire proficua all’Arte, alla Scienza ed alla Classe. In verità appo Noi la Classe Chirurgica, sebbene goda privilegi e alta posizione sociale, nullameno spesso è dimenticata e più spesso costretta ad atti, che la rendono schiava ed umiliata … Eppure nessun’altra professione rende alla società benefici maggiori né più segnalati. Contro siffatta situazione non vi ha che un solo rimedio, l’unione cioè salda e concorde fra Noi, stretta dalla stima reciproca e confortata dal reciproco consiglio … con tale intendimento … la nostra Classe potrà elevarsi … e circondarsi di quel prestigio che rende gli uomini apprezzati e protetti. E perché questa concordia riesca efficace e duratura occorre che sia corroborata dal lavoro veritiero, efficace: da quel lavoro ispirato alla tradizione dell’arte e fecondato dai lumi del progresso …”.

    Nel Congresso di Napoli del 1921, infine, fu approvata, in assemblea, una modifica statutaria proposta dal Presidente della Società e del Congresso, il Senatore del Regno Giovanni Pascale, e, tra gli scopi societari, a “promuovere il progresso dell’arte e della scienza chirurgica”, fu aggiunto “tutelare il prestigio e gli interessi legittimi dei cultori della Chirurgia”.

    Molti di noi ce l’hanno messa tutta nel corso di questi 140 anni circa, ma, forse, non è bastato. Anzi, da un po’ di anni c’è chi si è adoperato, nella sua vita, solo allo scopo di distruggere quello spirito e quella storia.

    Forse, siamo indegni di tanto passato. Dal 1973 ho frequentato tutti i Congressi della S.I.C. Ho visto davvero dei giganti, senza alcuna distinzione tra universitari ed ospedalieri. C’erano dei Primari di assoluto carisma, di riconosciuta fama nazionale ed internazionale, rispettati ed ascoltati. Oggi, siamo, forse, tutti nani e ballerine. Ciò non toglie che il mondo si debba sovvertire. Chi vuole uscire dalla S.I.C., universitario o ospedaliero che sia, lo faccia ma non può pretendere di distruggere una storia che è stata, davvero, un patrimonio comune, oggi più che mai. L’Italia è proprio un Paese al rovescio.

  14. Sergio Alfieri 14 febbraio 2020 Rispondi

    Cari tutti,

    credo che da questo dibattito sarebbe un errore , Ma soprattutto un danno , uscire con una votazione che vedrebbe (a prescindere dal risultato ) un collegio spaccato e diviso . Non è di quello di cui abbiamo bisogno . E ancora un errore sarebbe dividersi con una votazione su una tematica dopo una proposta respinta dai colleghi ospedalieri ( che divisi non sono !).

    Bisogna registrare che nessuno di noi neghi La necessità/L opportunità di unire le due società (anche se la SIC già racchiude tutte le componenti !) ma probabilmente bisogna trovare la sintesi per un proposta condivisa da portare ai colleghi ospedalieri senza che possano intravedere loro la possibilità di divederci .

    Se non ci sono urgenze o scadenze reali converrebbe lavorare ancora per una proposta Condivisa .

    Personalmente non sono appassionato alle percentuali o spartizioni mentre sarei più interessato a trovare una sintesi tra noi e con gli ospedalieri per identificare criteri quali IF, h index, volumi di attività clinica , rilevanza istituzionale etc.

    Eventualmente riserverei si una piccola percentuale  a chi non possiede quelle caratteristiche “qualificanti” – affinché anche la “minoranza non qualificata” – sia essa universitaria o ospedaliera – venga rappresentata.

     

    Per me esistono colleghi validi indipendentemente che siano ospedalieri o universitari ma è necessario identificare dei criteri per definirci “validi”.

    Abbiamo un chiaro esempio di un collega Universitario (Corcione) valido oggi ma che lo era anche ieri quando era un ospedaliero.

    In definitiva un ulteriore confronto tra noi lo riterrei utile e costruttivo magari preparando 2 o 3 proposte che possiamo far circolare così da rendere un ulteriore eventuale nostro incontro non vano .

    Sergio Alfieri

     

  15. Massimo Falconi 15 febbraio 2020 Rispondi

    Carissimo Sergio, tutto quello che dici è  stato fatto in molteplici incontri. Spazi per ulteriori confronti non ci sono più: è  un dato di fatto. O si vota sì  o si vota no! Non lo dico io lo ha gia detto ACOI attraverso il suo direttivi e queĺo di SIC è  stato rimandato in attesa degli esiti della votazione del collegio. Questo è  il miglior “compromesso” che abbiamo raggiunto grazie al diuturno impegno della commissione SIC  preposta di cui hanno fanno sempre parte, come persone di garanzia, i proff Montorsi e Basile, rispettivamente past e elected president di componente del collegio. Se posso permettermi il risultato ha del miracoloso viste le forze numeriche in campo (bruttissima cosa, ma realtà!). Ricordo a tutti che un cambiamento di  statuto può  essere fatto con il 75% dei soci SIC e noi, uniti e messi insieme, non facciamo il 25%! Il mio percepito personale, al di là  del mio ruolo di rappresentante di una comunità  di cui mi farò  in ogni caso latore, è  quello che questo “lodo” vada mella direzione giusta come a suo tempo lo fu quello sottoscritto  e messo in piedi dal prof Cordiano. Dobbiamo avere la consapevolezza che le cose cambiano velocemente ed un patto di garanzia preventivo è  il modo migliore di  tutelare sia SIC, nella sua storia e nel suo valore indiscutibili come ben sottolineato in questa chat, che la nostra peculiarità  di universitari.

    Vostro

    Massimo

  16. Pietro Forestieri 15 febbraio 2020 Rispondi

    Sono letteralmente basito e rattristato da molti commenti.

    A prescindere dall’esito delle votazioni, io sono e sarò sempre un Socio della S.I.C.

    Lo Statuto per le variazioni dello stesso ed ancor più per lo scioglimento sono chiari.

    Parteciperò all’Assemblea e pretenderò, come recita il Codice Civile, che vengano individuati e contati i presenti ed i votanti.

    Votando contro, avrò il diritto di impugnare presso il Tribunale Civile un’Assemblea che, per forza di cose, sarà illegittima.

  17. Achille Gaspari 15 febbraio 2020 Rispondi

    Devo dire che tutti i contributi che ho avuto modo di leggere sono interessanti, ma vorrei segnalare in modo particolare quelli di Docimo e  di Forestieri . Quanto a me do un parere da socio della Società Italiana di Chirurgia perché è della SIC che stiamo parlando.Se le maggioranze scegliessero secondo discernimento non ci sarebbe stato bisogno del Lodo Cordiano, ma come si vede anche in politica (vicende Trump e Salvini) chi ha la maggioranza  nel fare delle scelte guarda esclusivamente alla forza dei numeri. Il sistema dell’alternanza e della parità è stata una giusta scelta e ha funzionato bene.  Non esiste quindi ragione per cancellare una società che è di tutti i chirurghi e ha una storia gloriosa. Se proprio si deve tenere conto delle differenze numeriche si potrebbe avere un consiglio di 10 membri di cui 4 accademici ed il resto ospedalieri . E’una modifica sensata, tecnicamente semplice a realizzarsi. Ognuno si tenga poi la sua società, o la sciolga se vuole. Oggi che le sardine vanno tanto di moda  chi vuole difendere la più che centenaria società di tutti i chirurghi si trasformi in un capitone “coraggioso” e gridi: La SIC non si scioglie. Se c’è da scendere in piazza  non sarò secondo a nessuno

  18. Massimo Falconi 15 febbraio 2020 Rispondi

    Ricordo al prof Forestieri ed a tutti noi che l’ultima modifica di statuto votata ha introdotto  la votazione online. Stiamo attenti a non farci del male oltremisura.

    Rispettosamente vostro

    Massimo

  19. Sergio Alfieri 16 febbraio 2020 Rispondi

    Carissimo Massimo,

    tutto quello che hai scritto è stato più volte detto nelle due precedenti riunioni del Collegio.

    Nell ultimo Collegio dopo ampio dibattito sì e’  già votato e respinto la proposta del 60/40. Forse non ci sono i favorevoli e contrari con nome e cognome ma la maggioranza ricorderai respinse la proposta ospedaliera e diede mandato del 50/50 che a quanto pare è stata respinta .
    E fu detto che eventualmente ci si incontrava nuovamente . E il collegio così non si è spaccato .

    Il senso del mio precedente intervento però è diverso ma probabilmente mi sono spiegato male .

    Quello che a mio avviso deve essere evitato è una frattura con divisione del collegio . E sinceramente mi sembra che invece è quello che adesso stiamo rischiando . E se tu ricordi che la triste realtà è che siamo già pochi , converrai che dividendoci saremo e conteremo ancora di meno .

    Ripeto che personalmente delle percentuali non sono appassionato .

    Però alcune domande e alcune riflessioni  a questo punto me le pongo .

    Quando sottolinei nuovamente che il 60/40 è il miglior compromesso che si poteva raggiungere Grazie al diuturno impegno di tutti voi rappresentanti (che ringrazio ) allora mi viene da pensare che La loro proposta iniziale era ben più svantaggiosa e unendo la velata , ma a quanto pare neanche tanto , ipotesi che vi e’ stata  ventilata in caso della non accettazione del 60/40 di un cambiamento “di forza” dello statuto portando il 75 % degli ospedalieri alla votazione, allora  permettimi ma non mi piace  il metodo .

     

    E se di percentuali dobbiamo parlare allora 60/40 o 80/20 a mio avviso non cambia : con La minoranza (anche con il presidente che si alterna) ,in una società  , è sempre una minoranza a prescindere dai numeri percentuali . E allora mi chiedo stiamo parlando di poltrone da occupare nel consiglio della SIC? A me personalmente non interessa l

    argomento ! Stiamo parlando invece di Ruoli nella SIC (o nuova SIC) che influiranno sulle scelte Didattiche , formative etc  dei nostri giovani o sulla rappresentanza con le istituzioni ? Allora mi interessa eccome L argomento ! Perché se i presupposti degli ospedalieri sono quelli , mi domando ma l’anno che il presidente e’ ospedaliero e il consiglio è’ al 60% ospedalieri rispetto ad una ipotetica situazione delicata con le istituzioni ma quanto potremo influire ?
    E qui ritorno su quanto già scritto su una distinzione ospedalieri/universitari che non mi Appassiona . Preferisco  parlare di criteri per sedere nelle poltrone non di spartizioni percentuali .

    Inoltre evidentemente gli ospedalieri (almeno alcuni) avranno un cronoprogramma per continuare a pressare sul 60/40. E Quanto gli e’ stato già riportato Dalla decisione del ultimo collegio probabilmente non e’ congeniale ai loro programmi / obiettivi ? Amen!

    Sarò presuntuoso ma non mi sento una minoranza piuttosto mi sento di appartenente ad una élite !
    E se devo pensare ad  una patologia dall esofago al retto , passando dal Pancreas etc , a naso credo che gli Universitari siano praticamente leader in quasi tutto o forse tutto sia come volumi che scientificamente !

    E quindi a me della spartizione percentuale delle poltrone non interessa!

    Ritieni che una forzatura nel cambiare lo statuto della SIC sarebbe un mossa intelligente ? Io non credo . E per quanto ventilata, sarebbe ,in caso si realizzasse ,una chiara dichiarazione ostile . E una cosa è portare a casa in modo trionfalistico il lodo 60/40 un Altra cosa è proporre ai propri iscritti di aprire le ostilità .

    E se questo è il loro obiettivo , con il 60/40 non ci fai niente .

    Nella malaugurata ipotesi che dovessimo trovarci minoranza forzata nelle poltrone , allora faremo valere La nostra maggioranza culturale e di volumi qualificati !

    Però ripeto a me interessa maggiormente che il collegio non si divida . Sarebbe un errore imperdonabile .

    Magari indirizziamo le nostre forze per rafforzare e rendere più evidenti le nostre competenze culturali e cliniche !
    Gli sponsor non scappano tranquilli. Se manteniamo leadership culturale scientifica e di volumi Clinic , gli sponsor non scapperanno. Certo se varremo meno scientificamente e clinicamente allora non li avremo più , ma sarà a questo punto giusto ! Oggi non vedo questo pericolo .

    Sarò un romantico o forse un presuntuoso testardo  elitario? Forse si.

     

     

  20. Massimo Falconi 16 febbraio 2020 Rispondi

    Sergio carissimo, ho capito perfettamente lo spirito di quanto tu scrivi. Credimi non è  un problema di poltrone (tra l’altro io scado ad ottobre), ma di rappresentanza di  esigenze e di un sentire  che ci sono proprie e che, per alcuni versi, sono peculiari della università. Anche a me numeri e prove di forza non sono mai piaciute, ma  la democrazia  è anche numeri e  condivisione di regole (quote,  alternanza di presidente e segretario). Regole condivise ab initio non sono il mauale cencelli, ma meccanismi di garanzia preventivi. Ricordo che con l’ultima  modifica di statuto della SIC è  possibile che l’assemblea deliberi anche attraverso votazione online. Non facciamo come i socialisti che, orgogliosi della propria storia, ideali e tradizioni, si ritirarono per protesta  sull’Aventino e lasciarono spazio ad una dittatura.

    Vostro

    M

  21. Pietro Forestieri 16 febbraio 2020 Rispondi

    Carissimi Amici,

    questa è l’ultima volta che Vi scrivo perché ho abusato sin troppo della Vostra cortese attenzione. Non risponderò nemmeno se chiamato in causa. Mi riservo (spero con Altri) di rispondere con i fatti e nelle sedi competenti all’atto della convocazione dell’Assemblea, in sede assembleare e dopo, se sarà necessario (cosa che non mi auguro).

    Vi scrivo anche alla luce dell’esperienza maturata da Presidente S.I.C.OB., S.I.P.A.D., C.I.C. e del CdA del CEINGE. In tutte e quattro le occasioni ho dovuto fare modifiche statutarie e mi sono avvalso dell’amichevole collaborazione di illustri Civilisti napoletani nonché di mio nipote Notaio, esperto anche, se non soprattutto, in materia societaria.

    Orbene, è vero che lo Statuto all’Art. 11 recita che “in particolari e motivate situazioni è ammessa la consultazione telematica dei soci”. Non è certo il caso, però, delle modifiche dello Statuto che richiedono delle modalità particolari e, sperabilmente, una consultazione, prima, ed una ratifica notarile, durante e/o dopo.

    Se questa è stata, già di per sé, una recente modifica statutaria, potrebbe, se non dovrebbe, essere illegittima ed invalida per vari vizi procedurali. Uso il condizionale perché non c’ero e non ho trovato il relativo Verbale neppure nell’Area Riservata (cosa alquanto strana, tant’è che debbo ritenere che io non ne sia stato capace e di questo chiedo preventivamente scusa).

    Veniamo a noi.

    L’Art. 12 recita che “spetta, in particolare, all’Assemblea generale: … deliberare sulle modifiche dello statuto, con la osservanza delle disposizioni di legge”.

    L’Art. 13 recita che “Per modificare lo statuto, occorre la presenza di almeno tre quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti. Per deliberare lo scioglimento della Società e la devoluzione del patrimonio ad altre associazioni con finalità analoghe occorre invece il voto favorevole di almeno tre quarti dei Soci”.

    I termini “presenza e presenti” non ammettono dubbi sulla modalità di votazione, così come non è ammesso dalla “osservanza delle disposizioni di legge”.

    Dispositivo dell’art. 21 Codice Civile:
    “Per modificare l’atto costitutivo e lo statuto, se in essi non è altrimenti disposto, occorrono la presenza di almeno tre quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
    Per deliberare lo scioglimento dell’associazione e la devoluzione del patrimonio occorre il voto favorevole di almeno tre quarti degli associati”.

    Dispositivo dell’art. 2375 Codice Civile:
    “Le deliberazioni dell’assemblea devono constare da verbale sottoscritto dal presidente e dal segretario o dal notaio. Il verbale deve indicare la data dell’assemblea e, anche in allegato, l’identità dei partecipanti; deve altresì indicare le modalità e il risultato delle votazioni e deve consentire, anche per allegato, l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti. Nel verbale devono essere riassunte, su richiesta dei soci, le loro dichiarazioni pertinenti all’ordine del giorno”.

    Cari saluti a tutti.

    Pietro Forestieri

  22. Nicolò de Manzini 16 febbraio 2020 Rispondi

    Buonasera a tutti.

    domani io votero SI alla proposta del nostro Presidente, frutto del lavoro di mediazione suo, del Past President della SIC, del Presidente eletto, e dei nostri consiglieri.

    Voterò si perche credo in una chirurgia italiana unita, dove la competenza conta piú dell appartenenza, dove il rispetto fra colleghi prevale su titoli, lobby, o altro.

    Voterò si perché da 16 anni sono tornato a lavorare nel mio paese, che avevo lasciato nel 1987 con una SIC dove non ci si poteva confrontare con i”grandi” , e dove la parola discussione non esisteva. Oggi chiunque ha il diritto e lo spazio per chiedere, per discutere, per interloquire, oggi uno studio multicentrico vede la partecipazione di chi fa e documenta, qualunque sia la sua sede lavorativa.

    Voterò si perché chi esce dalla mia scuola viene assunto subito, da Tricase a Bolzano, perchè una scuola di chirurgia oggi regge soltanto se la sua reputazione è solida nel mondo chirurgico, non solo nella sua sede universitaria.

    Voterò si perché la rete formativa stabilita dalla legge travalica ogni antagonismo e lascia come primi giudici della sua validità gli specializzandi in prima persona.

    Voterò si perché, come molti di noi,  ho la presunzione di rappresentare correttamente la mia professione in Italia e all’estero, e non ho paura di confrontarmi con i colleghi, senza anteporre il mio titolo accademico al mio nome , come peraltro è consuetudine fuori dall’Italia.

    Voterò si pur non conoscendo molte cose del passato, peraltro non privo di errori, ma guardando a un futuro che noi possiamo contribuire a plasmare, cosa che ci è chiesta da chi è più giovane.
    Voterò si perché sono ottimista e a contatto con chi ha sete di crescere

    Voterò convinto e rispettoso del parere della maggioranza,  perché se le discussioni possono essere accese, una conclusione è ormai doverosa.

    Mi scuso se ho parlato solo di chirurgia, un caro saluto a tutti.

    Nicolò de Manzini

     

  23. Guido Torzilli 16 febbraio 2020 Rispondi

    Carissimi,

    Permettete una parola da umile intruso poiché in quella SIC, di cui ho letto  declamare la storia gloriosa e di cui mi emoziona il vedere i volti dei grandi che l’hanno onorata, non avrei comunque potuto avere voce alcuna per censo e cognome.

    Paradossalmente cari colleghi mai forse come ora abbiamo una comunità Universitaria forte, non autoreferenziale, ne ingessata, ma riferimento internazionale in molte delle sue espressioni. Mai come ora abbiamo concorsi universitari affidati a docenti autorevoli ed in grado di produrre selezioni meritocratiche. Mai come ora vi sono scuole di specializzazione che come ricordava Nicolò, espressione massima di quanto sto per scrivere, sfornano chirurghi capaci culturalmente e tecnicamente.

    Vedete, mercoledì p.v. con il primo Congresso Nazionale giunge alla fine il mio percorso di Presidente di quel Capitolo Italiano della International Hepato-Pancreato-Biliary Association che da gruppo di amici ho trasformato insieme ai miei colleghi nella Associazione Italiana EpatobilioPancreatica (AICEP). Dopo più di 2 anni di battaglie ha vinto lo Statuto del merito e della rappresentatività: l’inizio di un nuovo modo di intendere e gestire una Società Scientifica. Il Presidente ed i 5 Probiviri (garanti dello Statuto) devono avere per essere eletti almeno 50 anni e 20 di H index; i 6 membri del Consiglio Direttivo meno di 50 anni ed almeno 10 di H index. Nessun candidato deve occupare altre cariche in Società Scientifiche Nazionali (per evitare il cumulo delle cariche). Ogni gruppo chirurgico non può essere rappresentato da più di un elemento esecutivo (per evitare centri di potere). Assisteremo a elezioni libere con profili di alto livello spontaneamente candidatisi. Ebbene, sorprendentemente per alcuni ma non per me, 13 dei 18 candidati per le 12 cariche appartengono a istituzioni universitarie.

    Uniamoci, e facciamolo noi per primi spiazzando tutti senza riferirci mai al dualismo senza senso Università-Ospedale ma piuttosto spostando l’attenzione sui temi alti della qualità della rappresentanza. Su ciò che deve importare in qualsiasi Società Scientifica che voglia essere quel che viene chiamata ad essere. Dialoghiamo e se il caso lottiamo perché le regole da darci siano quelle dei contenuti, aggiungendo all’H-index, la clinica anch’essa ormai facilmente misurabile sia per numeri che soprattutto per complessità.  Siamo per natura il frutto di una selezione più meritocratica ed inseriti in contesti per loro stessa struttura meglio adatti allo sviluppo dall’alta specializzazione e della ricerca e come tali più adatti alla didattica. La partita non si può perdere.

    Cari saluti a tutti

     

    Guido Torzilli

  24. Francesco Corcione 16 febbraio 2020 Rispondi

    Cari Amici ho letto con molta attenzione tutti i vostri autorevoli commenti. Non posso però non intromettermi soprattutto per il mio recente trascorso in sic. Cari amici ma vi siete chiesti perché siamo in queste condizioni? Vi ponete il problema del perché è nata l’acoi? Vi domandate perché quest’ultima ha un numero quasi triplo della nostra società? Allora non continuiamo a fare come quei nobili decaduti che vivono rievocando il passato senza speranza per il futuro. Forse è stata sbagliata l’impostazione ma ( regola di vita) se si fonda una società coloro che investono di più devono avere di più. A noi come ha giustamente scritto Nicolò De Manzini spetta il compito di rilanciare il nostro ruolo di capitale importanza nella strategia didattica scientifica e chirurgica di una eventuale nuova società. Per andare avanti spesso c’è necessità di un passo indietro. IN Sintesi ad una morte lenta dopo lunga agoniao una morte improvvisa con un colpo di pistola io  preferisco una terza possibile strada: vivere con dignità e cercare di recuperare il terreno perduto!  Quello che però mi svilisce di più è relativo al fatto che una nuova società che accomuni tutti i chirurghi italiani è già divisa in più fazioni e non nasce con buoni auspici. Sarà quel che sarà !  Buona serata e buona

  25. Ludovico Docimo 16 febbraio 2020 Rispondi

    Caro Franco,
    Sinceramente mi stupisco del tuo intervento, sai perfettamente che non  si tratta di guerre di posizioni ma di identità, storie e valori che conosci bene nel tuo passato ruolo di presidente SIC e nel tuo recente e benvenuto ruolo di Professore Universitario
    Con l’affetto e la stima che ti ho sempre dimostrato
    Ludovico Docimo

  26. Andrea Renda 17 febbraio 2020 Rispondi

    Caro Presidente Bellantone, non entro in merito alla fusione; l’ho fatto ieri ma non ho avuto riscontro ( forse per mia incapacita’). Desidero segnalare una certa confusione ( a mio avviso) sui partecipanti al voto.  Nel nov scorso fu chiesta , a me come  agli altri soci fuori ruolo, una quota annuale ridotta che personalmente ho immediatamente versato (fino al 2020 incluso). Nella Tua comunicazione parli di soci in regola fino all’anno in corso, ma non riesco a votare.!  La cosa mi dispiace perche’ anche da pensionato mi ritengo appartenente al mondo universitario e perche’ 10 anni nel direttivo SIC ( consigliere, tesoriere , e segr. gen) oltre i 46 di socio ordinario mi qualificano in modo particolare ad esprimere una opinione ( mi si perdoni l’immodestia)! L’occasione mi sembra buona per chiarire i diritti/doveri per i “ gia’ ordinari di chirurgia gen” che non accetterei se fosse quella di essere utilizzati “ a la demande” ;  anche perche’ , come dico spesso: la pensione arriva per tutti ( beneaugurando)!!!  Un caro abbraccio Andrea

  27. Rocco Bellantone 17 febbraio 2020 Rispondi

    Caro Andrea

    Sono fiero di aver riavvicinato i Soci in quiescenza alla vita sociale ed alla possibilità di partecipare ai dibattiti del Collegio avendone un indubbio arricchimento propositivo.

    Sono certo comprenderai che proprio perché la quiescenza arriverà per tutti , quello e’ il momento in cui si esce naturalmente dall’elettorato .

    Un caro saluto e grazie a tutti voi per il contributo al dibattito.

    Tuo

    Rocco

  28. Andrea Renda 17 febbraio 2020 Rispondi

    Carissimo Rocco,  concedimi di dissentire.  Esistono votazioni e votazioni!!   Il sottoscritto e’ socio SIC votante ed osservante ( sempre) le indicazioni del Collegio. Partecipero’ con diritti uguali a quelli dei colleghi universitari in servizio alle future assemblee SIC e di altre Societa’ alle quali risultero’ iscritto. Mi sembrerebbe giusto prender parte  ( in questo caso) alle decisioni strategiche.    Ti rinnovo un forte abbraccio Andrea

  29. Mario Morino 17 febbraio 2020 Rispondi

    Cari Amici e Colleghi, alla fine non ho resistito ed intervengo anche io.

    Io ho votato SI. Per i motivi elencati da Nicolò,  e per quelli elencati da Guido. Ed anche perchè finlmente si potrà votare ovvero scegliere tra almeno due candidati per ogni ruolo.

    E se devo proprio essere sincero, la Società che vorrei io è una Società senza quote, senza spartizioni del tipo 40 a me e 60 a te, una  volta a me ed una a te. Da quando è entrata in vigore l’alternanza ospedale- università in Sic per poi diffondersi a molte delle atre Società Chirurgiche cosiddette minori, ho provato un indicibile senso di tristezza. Complimenti al capitolo italiano IHPBA per aver saputo darsi altri e ben più nobili criteri.

    Come ha ben detto Guido, mai come ora la Chirurgia Universitaria è forte e prestigiosa nei Congressi Internazionali e nelle Riviste con alto IF e HI, nella ricerca, nell’attività clinica e, perchè no, anche nell’insegnamento almeno in molte delle nostre sedi. Confrontiamoci a viso aperto senza nasconderci dietro quote”rosa”, queste si non degne della nostra Storia ma soprattutto del nostro Presente.

  30. Achille Gaspari 17 febbraio 2020 Rispondi

    Caro Mario,in linea di principio sono d’accordo con te;diamoci allora delle regole ,fissiamo dei parametri per le varie cariche facendo riferimento ai requisiti per l’abilitazione scientifica per la chirurgia generale insieme ad altri indicatori da definire che riguardino la carriera  e e le competenze acquisite. Allora le candidature avranno una giusta scrematura e non saranno lasciate all’arbitrio di un elettorato che vota solo per titolo di appartenenza. Si può cancellare il lodo Cordiano e sostituirlo con nuove regole che non necessitano di sciogliere la società e farne una nuova. Del resto,facendo un paragone esagerato, per candidarsi a Console non era sufficiente avere 40 anni.

  31. Andrea Renda 17 febbraio 2020 Rispondi

    Cari Amici, quando si fondono due ( o piu’) Societa’, il primo aspetto da valutare e’ quello patrimoniale ed ecnomico-finanziario.  La SIC ha un patrimonio corposo ed un bilancio annuale attivo di oltre 500 mila euro in assenza di giacenze debitorie. L’ ACOI , ritengo sia in situazione altrettanto solida. E’ stato accertato?      Altre problematiche sono a mio avviso non secondarie: a) quale sara’ la denominazione della nuova Societa’  b)che fine faranno il premio e le borse Ruggieri derivanti dal lascito della vedova alla “Societa’ Italiana di Chirurgia”? Ci si espone a rivalse legali?   c) che fine faranno i soci onorari e le Societa’ affiliate?   d) i soci morosi ( tra quelli il regola, gli universitari sono ben oltre il 50%) saranno estromessi? Confido che , se si procedera’, i partecipanti al tavolo siano ben documentati! Cari saluti Andrea Renda

     

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